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domenica 25 ottobre

Il numero delle persone che hanno perso la vita nella chiesa in Giordania è salito a nove

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Giordania: il numero delle vittime dell’attacco alla chiesa è salito a nove

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Kamîran: Iniziamo con la Giordania. Questo attacco era già stato trattato nel notiziario di ieri, ma oggi il bilancio è cambiato.

Ronahî: Le autorità giordane hanno comunicato che il numero delle persone che hanno perso la vita nell’attacco armato durante la cerimonia funebre è salito a nove. L’attacco è avvenuto nella chiesa ortodossa di San Giorgio, nel villaggio di Hemod, nella provincia di Karak.

Ronahî: In precedenza la Direzione generale della sicurezza pubblica aveva parlato di sette morti e ventisette feriti. Anche il Partito dell’Unione Siriana, nella propria dichiarazione, aveva citato sette morti e quaranta feriti secondo il bilancio ufficiale di quel momento. Quindi il numero dei feriti varia a seconda delle fonti.

Kamîran: Cioè il bilancio non è ancora chiaro. Ci sono anche feriti in condizioni gravi?

Ronahî: Il ministro della Sanità Ibrahim Al-Bedour riferisce che le condizioni di una persona restano gravi. Le forze di sicurezza stanno ancora cercando i sospetti e le indagini proseguono. Il Partito dell’Unione Siriana ha inoltre condannato l’attacco, definendolo un colpo alla cittadinanza comune e alla libertà religiosa.

Arabia Saudita: missili verso La Mecca e Medina

1:37

Ronahî: La Direzione generale della Protezione civile saudita afferma che gli Huthi avrebbero lanciato due missili balistici diretti verso La Mecca e Medina.

Ronahî: Secondo lo stesso comunicato, i missili sono stati intercettati, ma frammenti sono caduti in diversi luoghi: nella valle di Muxemes vicino a La Mecca, nel quartiere Nuzhe di Gedda, nella valle di Celîl a Taif e a Mestoraya di Rabigh.

Kamîran: I frammenti sono caduti in quattro zone distanti tra loro. Questo indica che l’impatto si è esteso su un’ampia area.

Ronahî: È vero, ma va precisato che tutte queste informazioni provengono solo dalla parte saudita. Tra le nostre fonti non c’è alcuna dichiarazione degli Huthi che confermi o smentisca le accuse.

Sudan: aerei senza pilota e civili

2:21

Kamîran: Lasciamo il Golfo e passiamo all’Africa. Anche lì gli attacchi aerei hanno provocato morti.

Ronahî: L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani afferma che in Sudan, solo nelle prime tre settimane di ottobre, almeno trecentosei civili hanno perso la vita in attacchi condotti con aerei senza pilota.

Ronahî: Centinaia di altri civili sono rimasti feriti. Il commissario avverte che le parti in conflitto stanno impiegando sempre più aerei senza pilota in molte zone e stanno prendendo di mira anche strutture civili.

Kamîran: Se dividiamo questa cifra per i giorni, significa che ogni giorno circa quindici persone hanno perso la vita.

Gaza: tre persone hanno perso la vita per colpi d’arma da fuoco

3:02

Ronahî: A Gaza, secondo fonti mediche, tre persone hanno perso la vita per colpi d’arma da fuoco esplosi dalle forze israeliane.

Ronahî: A ovest di Khan Younis, nei pressi dell’ospedale Nasser, Texrîd Mihemed Kebace ha perso la vita. Anche a Beit Lahiya Fatme Ebû El Leben ha perso la vita e un’altra donna è rimasta ferita. Il terzo decesso è avvenuto nel quartiere Rîmal.

Kamîran: In questi tre episodi, due delle vittime sono donne. I luoghi si estendono da sud a nord della Striscia di Gaza.

Raqqa: un bambino ha perso la vita per una mina

3:35

Kamîran: Anche in Siria i residuati bellici continuano a costituire un pericolo.

Ronahî: Secondo fonti locali, nel villaggio di Bîr Îsa, nella provincia di Raqqa, un bambino di nove anni ha perso la vita per l’esplosione di una mina.

Ronahî: Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, dall’inizio dell’anno a oggi centocinquantaquattro uomini, centodue bambini e tredici donne hanno perso la vita a causa di mine e residuati bellici. Il totale ammonta a duecentosessantanove persone, di cui quasi un terzo sono bambini.

Iran: prigioniere donne e un’insegnante di Sanandaj

4:08

Ronahî: Secondo un rapporto di un sito che segue la condizione dei detenuti, Mesûme Nesacî, sessantaquattrenne, reclusa nel carcere di Evin, sta lottando contro diverse malattie. Nel rapporto si afferma che per salvare la sua vita sarebbe necessaria una decisione rapida, ma lei sta ancora scontando la pena.

Kamîran: E anche a Sanandaj è stata arrestata un’insegnante…

Ronahî: Sì. Secondo l’organizzazione per i diritti umani HANA, l’insegnante di inglese Muna Debax è stata arrestata dopo essere stata convocata dal Tribunale rivoluzionario di Sanandaj ed è stata trasferita nel carcere di Sanandaj. In precedenza lo stesso tribunale le aveva inflitto una pena di quattro anni e sei mesi con l’accusa di “attività e propaganda contro lo Stato”.

Ronahî: Queste informazioni provengono da organizzazioni per i diritti umani. Tra le nostre fonti non c’è alcuna risposta da parte delle autorità iraniane.

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