
giovedì 17 settembre
Quarantanove prigionieri liberati e sciopero generale nel Kurdistan orientale
Liberazione dei prigionieri
Ronahî: Oggi quarantanove combattenti delle Forze Democratiche Siriane detenuti dal governo provvisorio sono stati liberati.
Ronahî: L’ultimo rilascio era avvenuto il ventisei giugno, ma quel giorno erano state liberate solo due persone, Diyar Hisên Mehmûd e Hesen Newaf. Secondo le informazioni, un certo numero di combattenti è ancora detenuto dal governo provvisorio.
Kamîran: Quindi da due a quarantanove persone: è un passo molto più grande rispetto al precedente.
Ronahî: Sì. Alcuni di coloro che sono usciti oggi hanno raccontato le condizioni di detenzione e i trasferimenti tra varie prigioni. Hanno detto di essere stati torturati.
Ronahî: Şahîn Osman ha detto di essere stato detenuto nelle prigioni di El-Ra'i e El Hasiyeyê, e ha riferito che i servizi segreti turchi lo avevano arrestato a Jarablus nel novembre duemilaventiquattro mentre si dirigeva verso Manbij.
Kamîran: Queste sono le testimonianze dirette dei detenuti; non possiamo dire che siano state verificate da un ente indipendente e non c’è alcuna risposta del governo provvisorio in queste informazioni.
Kobanê: l’incidente in carcere e gli incontri sulla sicurezza
Kamîran: Dalle prigioni a Kobanê: anche lì oggi un incidente in carcere era sul tavolo.
Ronahî: Il consigliere della presidenza siriana Mezlûm Ebdî ha incontrato oggi a Kobanê le famiglie delle persone che hanno perso la vita nell’incidente del dodici settembre nel carcere di Kobanê.
Ronahî: Ebdî ha ascoltato le richieste delle famiglie e ha annunciato che è stata istituita una commissione d’inchiesta speciale per accertare la verità sull’accaduto.
Kamîran: Ma da queste informazioni non sappiamo ancora cosa sia realmente successo nel carcere: è proprio questo che la commissione sta cercando di capire.
Ronahî: È vero: nelle informazioni non è stato indicato né il numero né la causa dell’incidente. Lo stesso giorno Ebdî ha incontrato anche il comandante delle Forze di sicurezza interna della provincia di Aleppo, Mihemed Ebdulxenî; lì si sono discusse la sicurezza, la protezione dei residenti e i meccanismi del processo di integrazione.
Ronahî: C’è stato anche un altro incontro con medici e responsabili sanitari, dedicato alla situazione del settore sanitario e allo status giuridico dei medici laureati all’Università dell’Occidente.
Insegnamento in curdo
Kamîran: Ieri abbiamo parlato delle proteste contro la lingua curda nelle scuole. Oggi dove ci sono manifestazioni?
Ronahî: A Qamişlo, Dêrik, Rimêlan, Amûdê e Hesekê. Il decreto del ministero dell’Istruzione del governo provvisorio limita la lingua curda a tre lezioni settimanali e le proteste contro questa decisione proseguono.
Ronahî: A Qamişlo, Kongra Star e gli studenti di una scuola elementare hanno rilasciato una dichiarazione davanti alla scuola. Nel villaggio di Tobiz, ad Amûdê, studenti e famiglie si sono radunati davanti alla scuola e una dichiarazione è stata letta dalla studentessa Maya Ebdulrehîm.
Kamîran: E anche gli insegnanti stessi si sono uniti, non solo le famiglie e gli studenti.
Ronahî: Sì. A Hesekê gli insegnanti delle materie scientifiche in curdo — matematica, fisica, chimica, biologia e scienze generali — hanno rilasciato una dichiarazione dicendo che non accettano il decreto. La dichiarazione è stata letta dagli insegnanti Cemila Hito e Malva Xelef.
Quarto anniversario di Jîna Emînî
Ronahî: In tutto il Kurdistan orientale oggi è iniziato lo sciopero generale; negozi, mercati e luoghi pubblici sono stati chiusi. Il motivo è il quarto anniversario della perdita della vita di Jîna Emînî e l’inizio della rivolta Jin, Jiyan, Azadî.
Ronahî: Secondo le informazioni, le forze di sicurezza iraniane e il Corpo delle guardie della rivoluzione sono stati dispiegati in massa nelle città.
Kamîran: Ieri parlavamo dell’anniversario come di un evento futuro; oggi se ne vede l’impatto nelle strade.
Ronahî: Il padre di Jîna Emînî, Emced Emînî, ha rivolto un messaggio al popolo ringraziando chi ha chiuso negozi e mercati. Anche sua madre, Mujgan Îftixarî, ha diffuso un messaggio sui social dicendo: credo che un giorno giustizia verrà fatta.
Ronahî: Anche il co-presidente del Partito della vita libera del Kurdistan, Emîr Kerîmî, ha ringraziato con un messaggio video la partecipazione del popolo allo sciopero, e la Piattaforma delle donne del Kurdistan orientale ha lanciato un appello a continuare e rafforzare la lotta.
Kamîran: E a Sulaymaniyah è stato premiato un film con lo stesso titolo, giusto?
Ronahî: Sì, nel sesto Festival internazionale del cinema di Sulaymaniyah il premio per il miglior documentario è stato assegnato al film Jin Jiyan Azadî. Il film è stato realizzato da Soran Îbrahîmî e i suoi personaggi sono persone reali, non attori.
La famiglia di Samî Şêxmûs Hesso
Kamîran: Ora una notizia legata a una richiesta giudiziaria.
Ronahî: La famiglia di Samî Şêxmûs Hesso, combattente della Brigata di Hesekê noto con il nome di Sîpan Huznî, ha rivolto una dichiarazione scritta agli organi giudiziari e di sicurezza chiedendo che venga fatta luce su tutta la verità del rapimento e della sua uccisione.
Ronahî: Secondo la dichiarazione, è stato rapito dalla sua casa il dieci settembre e in seguito il suo corpo è stato ritrovato con ferite da arma da fuoco. La famiglia vuole che tutte le persone coinvolte vengano processate.
Kamîran: Da queste informazioni non risulta se sia stata aperta un’indagine o meno: finora si sente solo la voce della famiglia.
Ocalan e il processo
Kamîran: E infine, un messaggio da İmralı.
Ronahî: La delegazione del Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli — Pervîn Buldan, Mîdhet Sancar e Ozgur Faîk Erol — aveva incontrato Abdullah Ocalan il tredici settembre. Dopo l’incontro la delegazione ha diffuso le sue valutazioni sul processo di pace.
Ronahî: In quelle valutazioni Ocalan ha detto che le provocazioni in Rojava devono essere fermate immediatamente.
Kamîran: Il messaggio è breve, ma si collega all’attualità di Rojava di oggi — dall’incidente nel carcere di Kobanê alla decisione sulla lingua curda.