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mercoledì 28 ottobre

Protesta contro attacchi ai rifugiati di Tell Abyad aumenta

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Bertekên li hemberî êrişên li Girê Spî

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Ronahî: Ieri abbiamo parlato dell’attacco subito dalle famiglie di profughi di Girê Spî che volevano tornare alle proprie case. Oggi il Consiglio democratico siriano e i partiti politici hanno rilasciato comunicati definendo l’episodio una violazione dell’accordo del diciannove gennaio.

Ronahî: Anche a Qamişlo e a Til Temir i residenti hanno organizzato marce chiedendo al governo di transizione di assumersi la responsabilità della protezione della popolazione.

Kamîran: Dopo questi attacchi, ci sono nuove informazioni sul ritorno di altre famiglie?

Ronahî: Sì, il ritorno della settima carovana che avrebbe dovuto riportare più di ottocento famiglie di Serê Kaniyê alle loro case è stato rinviato a tempo indeterminato. La causa ufficiale del rinvio non è stata comunicata.

Urdun û rageşiya li başûrê Sûriyeyê

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Kamîran: Dall’altra parte, tra Giordania e Siria si registrano nuovi movimenti in ambito di sicurezza.

Ronahî: Il governo giordano ha annunciato la creazione di un comitato congiunto dopo gli attacchi aerei di ieri nel sud della Siria. Amman afferma di aver preso di mira le basi che avevano legami con l’attacco alla chiesa nella provincia di Karak.

Ronahî: Nonostante queste operazioni, il valico di frontiera di Nasib-Jaber tra i due paesi è stato riaperto per il transito dei pellegrini siriani e dei cittadini che rientrano in patria.

Zextên perwerdeyê û daxwaza zimanê kurdî

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Ronahî: Anche gli studenti delle città di Dêrik e Zirgan sono scesi in piazza per il diritto all’istruzione nella lingua madre.

Ronahî: Hanno respinto la decisione del ministero dell’Istruzione del governo di transizione e hanno chiesto che il curdo sia riconosciuto come lingua ufficiale nella nuova costituzione siriana.

Kamîran: Queste proteste mostrano che le decisioni del governo di transizione incontrano sul territorio una resistenza significativa.

Girtina welatiyekî li Îranê

2:12

Ronahî: Anche in Iran proseguono le pressioni sugli attivisti. Il cittadino di nome Nebi Sofi, originario di Sayînqelay, è stato condannato a tre anni e sei mesi di carcere per post condivisi sui social media.

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