
domenica 27 settembre
Trump rifiuta il piano dell’Iran, i Peshmerga senza aiuti e venticinque persone di Kobanê arrivano a Qamishlo.
Trump rifiuta la proposta dell’Iran; il Pentagono rende noti i numeri dei feriti
Kamîran: Iniziamo con l’argomento su cui ci siamo già soffermati ieri: Iran e Stati Uniti. Oggi Teheran ha presentato una nuova proposta.
Ronahî: Sì. L’Iran ha offerto agli Stati Uniti una proposta per porre fine alla guerra e riprendere i negoziati sul nucleare. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che, se l’America accetta il piano, l’Iran adempirà ai propri impegni entro sette giorni. Secondo i giornali arabi, parte di questa iniziativa prevede l’apertura dello Stretto di Hormuz entro una settimana.
Ronahî: Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump però ha respinto il piano sul suo account dei social media e ha affermato che l’Iran non potrà mai possedere armi nucleari.
Kamîran: Quindi la risposta di Washington non ha riguardato le misure in sette giorni, ma è andata dritta alla linea rossa sul nucleare.
Ronahî: E nello stesso momento il Pentagono ha diffuso nuovi dati. Secondo il Pentagono, dall’inizio delle operazioni contro l’Iran, avviate da Stati Uniti e Israele il ventotto febbraio duemilaventisei, ottocentocinquantuno soldati americani sono rimasti feriti.
Ronahî: Tra il ventotto febbraio e il cinque maggio anche quattordici soldati americani hanno perso la vita a causa degli attacchi iraniani.
Kamîran: Il numero dei feriti è molto più alto di quello delle persone che hanno perso la vita; si capisce che il costo della guerra non si misura solo nel numero dei morti.
Venticinque persone di Kobanê arrivano a Qamishlo
Kamîran: Dalla notizia con cui ci siamo occupati ieri, oggi arriva una buona notizia.
Ronahî: Venticinque abitanti di Kobanê che erano rimasti bloccati in una zona montuosa tra i confini amministrativi del Kurdistan orientale e meridionale sono arrivati a Qamishlo.
Ronahî: Sono rimasti in quella zona per quasi una settimana. Da Qamishlo proseguiranno il viaggio verso Kobanê.
Sospesi gli aiuti finanziari della coalizione ai Peshmerga
Ronahî: Nel Kurdistan meridionale, gli aiuti finanziari della coalizione internazionale alle forze Peshmerga sono terminati. Il segretario generale del ministero Peshmerga, Bakhtiyar Muhammed Sadiq, ha annunciato che l’intesa con il ministero della Difesa degli Stati Uniti è scaduta.
Kamîran: È una decisione improvvisa, o il contratto era a lungo termine?
Ronahî: Il contratto era iniziato il ventuno settembre duemilaventidue ed era della durata di quattro anni, quindi è giunto a scadenza naturale. Gli aiuti relativi ai mesi di agosto e settembre di quest’anno sono stati distribuiti giovedì scorso, ventiquattro settembre.
Ronahî: Il ministero ha ora chiesto al governo federale di colmare questo vuoto aumentando il proprio sostegno.
In Iran arresti e spari contro i kolbar
Ronahî: Dal Kurdistan orientale e dall’Iran arrivano alcune notizie su arresti e violazioni. L’Associazione delle donne libere del Kurdistan orientale, KJAR, ha riferito che due sue membre, Zahra Pirdehghan e Parwin Rasiq Qizilbash, sono state arrestate a luglio a Urmia dalle forze di sicurezza iraniane.
Ronahî: Secondo KJAR, da quasi tre mesi non si hanno più notizie di loro. L’organizzazione ritiene responsabile il regime iraniano. Questa è la dichiarazione di una parte; la posizione di Teheran non compare nelle notizie.
Kamîran: Tre mesi senza comunicazioni e senza notizie alle famiglie è un periodo lungo.
Ronahî: Anche a Shiraz, secondo i difensori dei diritti, l’attivista civile e artista Sheyda Sabiri è stata arrestata nella sua casa. È di etnia lur e proviene da Yasuj. È stata trasferita nella sezione femminile del carcere di Adil-Abad, ma il motivo dell’arresto e le accuse non sono ancora noti.
Ronahî: E c’è un nuovo rapporto sui kolbar: negli ultimi sei mesi, nelle zone di frontiera del Kurdistan orientale, venti kolbar e lavoratori hanno perso la vita o sono rimasti feriti. Secondo il rapporto, diciotto incidenti sono avvenuti a causa di spari diretti delle forze di sicurezza.
A Daraa un insegnante è stato colpito a fucilate
Ronahî: A Daraa, nella regione di Lajat, questa mattina alcune persone sconosciute hanno attaccato la casa di un insegnante. L’insegnante Jasim Samara al-Semal, che aveva cinquantacinque anni, è rimasto ferito a fucilate ed è poi deceduto.
Kamîran: Nella sua stessa casa… Si sa chi ha commesso il fatto o per quale motivo?
Ronahî: No, gli aggressori sono sconosciuti e lo scopo dell’attacco non è stato chiarito. L’insegnante proveniva dal villaggio di Shaara, nella stessa regione. Le squadre delle forze di sicurezza interna si sono recate sul luogo dell’incidente.
Studenti di Girke Lege: vogliamo studiare in curdo
Kamîran: Dal sud della Siria torniamo a Girke Lege, dove gli studenti alzano la voce sul tema della lingua dell’istruzione.
Ronahî: Le studentesse dicono di aver iniziato gli studi in curdo e di voler proseguire fino all’università in curdo. Ilan Ahmed afferma: «studio in curdo da nove anni; se la lingua dell’istruzione diventasse improvvisamente l’arabo, per me sarebbe difficile».
Ronahî: Anche Sidra Hussein dice di studiare in curdo dalla prima elementare e di essere arrivata alla decima; si chiede come potrà continuare in arabo.
Kamîran: Per una studentessa che ha studiato per dieci anni in una lingua, cambiare lingua a metà percorso non è una cosa semplice.
Due voci della cultura curda si sono spente
Ronahî: Concludiamo con due addii. La scrittrice e poetessa Nisrin Telo è deceduta oggi in Norvegia a causa di una malattia. Era nata a Qamishlo ed era figlia di Abdulqadir Telo, membro della Società Xoybûn. Aveva scritto molte poesie e racconti.
Ronahî: Anche il giornalista Necip Çapraz, che dal millenovecentonovantuno esercitava la professione a Gever, è deceduto nella sua casa di Esenyurt a causa di un infarto. Era nato a Gever nel millenovecentosessantasette e sarà sepolto nel cimitero della città.
Kamîran: Uno con la penna della poesia, l’altro con quella delle notizie; entrambi hanno lavorato per anni sulla stessa cultura.