
lunedì 5 ottobre
La decisione sulle lezioni di curdo in Siria ha provocato proteste in molte città.
Protesta contro il limite di tre ore di lezioni di curdo
Kamîran: Ieri parlavamo della richiesta di una garanzia costituzionale. Oggi il tema è passato dalle sale delle conferenze ai cortili delle scuole.
Ronahî: Sì. Il governo di transizione siriano ha deciso di inserire la lingua curda nel programma scolastico. Le lezioni saranno tre ore alla settimana e i voti entreranno nella pagella generale degli studenti. Ma per molte persone il problema è proprio questo limite di tre ore.
Ronahî: Ad Amûdê bambini e famiglie si sono riuniti di nuovo davanti al municipio. L’azione è iniziata con un minuto di silenzio, poi la studentessa Feraşîn Îsa ha letto un comunicato e ha rifiutato le tre lezioni settimanali. A Dirbêsiyê gli studenti della scuola Terfa hanno fatto lo stesso, a Qamişlo gli studenti di una scuola secondaria, davanti ai loro insegnanti, hanno definito la decisione ingiusta.
Kamîran: Cioè non sono più solo i partiti, sono gli studenti stessi che si sono fatti avanti.
Ronahî: Anche i partiti sono sul campo. Il PYD ha rilasciato un comunicato in curdo e in arabo davanti alla sua sede a Dirbêsiyê, letto da Ehmed Silêman e Bêrîtan Necîm. Il PYD ha detto che la decisione va contro la pluralità della Siria e ha chiesto la sua cancellazione. Sul versante dei diritti umani, la Federazione siriana delle organizzazioni per i diritti umani ha affermato che la tutela della pluralità linguistica fa parte dei diritti umani.
Kamîran: Qualcuno di loro ha portato sul tavolo una proposta concreta per il futuro?
Ronahî: Ci sono due proposte. I comitati per la tutela delle libertà democratiche e dei diritti umani vogliono che gli studenti che finora hanno studiato in curdo possano continuare a farlo allo stesso modo. Un avvocato ha anche invitato i partiti curdi a battersi per il riconoscimento ufficiale della lingua nella costituzione. Finora non c’è alcuna risposta del ministero dell’Istruzione su queste richieste nei resoconti.
Dopo l’incendio della bandiera a Hesekê, proteste e comunicato del TEV-DEM
Ronahî: Venerdì due ottobre, dopo la preghiera del venerdì nella città di Hesekê, è stata bruciata la bandiera curda. Da quel giorno in molte zone della provincia si stanno svolgendo azioni di protesta: a Qibûr El Qeracinê, collegata a Til Temir, a Zirgan, a Qamişlo e a Çilaxayê.
Ronahî: Oggi il Movimento della Società Democratica, TEV-DEM, ha diffuso un comunicato scritto. Secondo il TEV-DEM le manifestazioni sono state limitate a un gruppo specifico che rafforza il razzismo contro il popolo curdo e altre comunità. Il movimento dice di aver seguito l’episodio con attenzione e preoccupazione.
Kamîran: Ma lo sentiamo solo da una parte.
Ronahî: È vero. Nei resoconti ci sono solo il punto di vista del TEV-DEM e quello dei manifestanti. Chi abbia organizzato queste manifestazioni e cosa dica non è nelle nostre informazioni.
Aumento dei prezzi, pagamento del grano e proteste dei lavoratori
Kamîran: Dalla bandiera e dalla lingua passiamo alla tavola di casa. Anche qui il malcontento sta crescendo.
Ronahî: Con la fine della stagione delle verdure estive, dall’inizio di ottobre nei mercati siriani sono aumentati i prezzi di alcuni alimenti. Sono salite anche le spese di trasporto e di elettricità, in un momento in cui il potere d’acquisto delle famiglie era già basso.
Ronahî: Nella Cizîrê c’è anche il problema degli agricoltori: il pagamento del grano di questa stagione non è ancora arrivato. L’agricoltore di Dirbêsiyê Xoşnav Esso dice che questo ritardo ha causato un danno grave agli agricoltori, i debiti si accumulano e le spese di produzione sono già alte.
Kamîran: Quindi sia i prezzi salgono sia i soldi arrivano in ritardo.
Ronahî: E questo è arrivato anche nelle strade. Oggi ad Aleppo, a Hesekê e a Siwêdayê industriali, operai e dipendenti sono scesi in piazza per i tagli di elettricità, per i ritardi nei pagamenti dei diritti finanziari e per la loro situazione lavorativa ancora non regolamentata. Uno dei luoghi è la città industriale di Rai, a nord della campagna di Aleppo.
Il terzo convoglio verso i villaggi di Serêkaniyê
Ronahî: I profughi di Serêkaniyê si preparano al ritorno. Questo è il terzo convoglio e comprende più di cinquecento famiglie.
Kamîran: Queste famiglie dove vivono adesso?
Ronahî: Nel campo di Waşokanî e nei rifugi temporanei. Il convoglio li porterà nei villaggi e nelle loro case nella campagna a sud della città. Nei resoconti non è stata indicata una data precisa per l’inizio del viaggio.
Scavi dei militari israeliani a Quneytire
Kamîran: Ieri parlavamo dei posti di blocco a Quneytire; oggi da quella stessa zona arriva un’altra notizia.
Ronahî: Secondo fonti locali, le forze israeliane hanno ripreso gli scavi e la costruzione a ovest del villaggio di El-Eşa, nel sud della campagna di Quneytire. Veicoli militari sono entrati nella zona, stanno scavando trincee e costruendo argini di terra.
Ronahî: Questo lavoro viene descritto come parte della linea conosciuta con il nome di Sufa cinquantatré. Da parte israeliana non c’è alcun commento nei resoconti.
Nagîhan Akarsel ricordata nel quarto anniversario
Ronahî: La scrittrice e giornalista Nagîhan Akarsel, membro del Centro di Studi Jineologici, ha perso la vita quattro anni fa, il quattro ottobre duemilaventidue, in un omicidio a Silêmaniyê.
Ronahî: Ieri sulla sua tomba nel villaggio di Gulyazi, nel distretto di Cîhanbeyliyê a Konya, la sua famiglia, membri del Jineoloji e associazioni di giornalisti l’hanno ricordata. Anche a Qamişlo l’Accademia di Jineoloji ha organizzato una cerimonia a cui ha partecipato la co-presidenza del PYD.
Kamîran: Cioè il ricordo è avvenuto in due paesi e con un giorno di differenza.